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hero of future

hero of future

Nonostante chiunque possa aprire una propria startup, è necessaria una buona dose di consapevolezza di tutti gli aspetti di cui tenere conto. Anche di quelli, numerosi, non proprio positivi. È infatti sapere comune che, nel mondo delle startup, ci sia da combattere per riuscire ad emergere dalla massa. Ogni Paese prevede determinate regole per fare impresa, ma c’è chi sostiene che in Italia ci siano dei bias culturali e sociali molto forti, retaggio di una cultura che è ormai superata o comunque non più adatta al contesto sociale, storico e culturale di questo periodo.

Fintanto che questa consapevolezza non sarà diffusa e non entrerà a far parte della cultura popolare, chi vuole fondare una startup sa già che “uno su mille ce la fa”, che la probabilità di riuscire è bassa, al contrario di quella di fallire ed essere mangiati dai pesci più grossi. Lo scenario non è molto stimolante.

Però le startup in Italia sono cresciute numericamente sempre di più negli ultimi anni. A fine 2017 erano ben 8.391, 1.824 delle quali a prevalenza giovanile (under 35) con un capitale sociale complessivo di 423 milioni, circa 50 mila euro ad impresa. I numeri parlano da sé. Qualcosa si muove, qualcosa sta cambiando. Cifre alla mano, si dimostra che le nuove generazioni hanno la voglia e il coraggio di mettersi in gioco. Gli eroi del futuro, o meglio, del presente.

I settori di attività delle startup in Italia

È vero infatti che questo periodo storico, nefasto sotto tanti punti di vista, rappresenta il momento migliore per lanciarsi e lanciare la propria startup. Oggi, al contrario di ieri, è facile informarsi e crearsi una cultura su tutto ciò che riguarda il mercato delle startup, i finanziamenti, la burocrazia, i modelli di business. Infatti, la legge rivolge alle imprese riconosciute come startup innovative particolari agevolazioni e semplificazioni fiscali, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo, l’innovazione e la crescita del Paese.

Oltre a questo, finalmente anche in Italia, si sta delineando un ecosistema fatto di eventi, conferenze, iniziative, fondi e investitori per il sostegno e lo sviluppo di startup. I media sono molto attenti a questo tema e, imboccando i canali giusti, è facile avere visibilità e farsi conoscere. Quello delle startup è quindi un mondo in grande espansione di cui forse non è ancora compreso il reale potenziale che si sta però pian piano sprigionando.

Il sistema educativo e il mercato italiani sembrano essere ancora acerbi per cogliere appieno le possibili opportunità, ma ci si sta muovendo nella direzione giusta. Ci sono molte iniziative che cercano di colmare questo gap: gli incubatori di startup. Si tratta di acceleratori di imprese innovative che, secondo la normativa comunitaria, sono luoghi che forniscono a giovani imprese una vasta gamma di servizi di supporto: gli spazi fisici, supporto allo sviluppo del business e importanti opportunità di integrazione e networking.

C’è quindi sicuramente gran fermento ed entusiasmo nel mondo delle startup in Italia e la crescita fa sperare in bene. Tuttavia, esistono anche i numeri in negativo di cui tener conto: più di una startup su due (55,2%) chiude i battenti entro i primi 5 anni di vita e dalla Relazione Annuale 2017 del MISE si può notare che nel corso del 2016 il 10,6% ha cessato la propria attività. I motivi sono i più disparati, dal mancato know-how dei giovani(ssimi) imprenditori alla difficoltà di reperire liquidità.

Al di là dei numeri, Augusto CoppolaPresidente di LVenture Found, sostiene che lo stile di lavoro delle startup dovrebbe interessare anche a chi startupper non diventerà mai. “Per tutti è importante capire dove sta andando il mondo, come sarà fatto il mercato di domani e porsi delle domande critiche. Per riflettere criticamente sulle azioni che stiamo compiendo e come queste azioni ci porteranno nel futuro”.

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